Il mondo dei bambini

Nutrizione in età pediatrica e neonatale

Mi occupo dei bambini a partire dai pochi mesi di vita e seguo i genitori in quel delicato momento che è il divezzamento.

Il divezzamento

L’integrazione è necessaria perché il latte, a partire dai 6-8 mesi, incomincia a perdere gradualmente la sua completezza per alcune vitamine e sali minerali. con l’introduzione, altrettanto graduale, di altri alimenti, definiti per questo complementari, è possibile supplire a queste progressive carenze e garantire al bambino una nutrizione adeguata e quindi un accrescimento regolare. spesso l’ingresso al nido corrisponde con il periodo dello svezzamento periodo transitorio della vita in cui vengono introdotti alimenti diversi dal latte che cessa di essere alimento esclusivo della dieta e viene sostituito gradualmente con cibi prima semisolidi e poi solidi nel periodo dello svezzamento il bambino inizia a sperimentare nuovi alimenti e sapori – che lo porteranno a fare le prime scelte di gusti. tutti i sensi sono coinvolti – vista (vedo cose e colori diversi) olfatto (sento profumi) gusto (sento sapori diversi) tatto (tocco consistenze diverse).
Educare al gusto sin da piccoli – è un equilibrio tra aspetto scientifico nutrizionale ed emotiva sensoriale. Questo porta il bambino progressivamente a consuetudini alimentari sane gustose e corrette.

E il latte?

L’allattamento al seno durante lo svezzamento puo’ tranquillamente proseguire a richiesta. il numero delle poppate andra’ ridotto in base ai pasti complementari assunti. il 50% dell’apporto nutrizionale totale continua ad essere coperto dal latte materno o artificiale di proseguimento fino al 12 mese. le mamme possono continuare ad allattare durante il divezzamento e comunque fino a quando lo desiderano, anche dopo il primo anno di vita del bambino. in caso di mancanza di latte materno sarà necessario scegliere un’adeguata formula di proseguimento evitando l’introduzione del latte vaccino nel primo anno di vita poiché potrebbe sbilanciare l’apporto proteico alimentare, causare carenze di ferro e microscopici sanguinamenti intestinali. solo dopo l’anno di vita può essere introdotto quindi il latte vaccino intero ma in quantitativi non superiori ai 200-400 ml/die, per evitare un’eccessiva assunzione di proteine.

Autosvezzamento o svezzamento a richiesta

È un’alimentazione complementare che rispetta l’innata capacità del bambino di autoregolamentarsi. I genitori hanno il compito di rendere il cibo a disposizione del bambino, adeguato senza seguire rigidi schemi temporali ne calendari per l’inserimento dei diversi allimenti. In concreto quando il bambino dopo i 6 mesi di vita comincerà a interessarsi al cibo che i genitori mangiano, andrà assecondato: in occasione di qualsiasi pasto potrà liberamente attingere dia cibi presenti a tavola naturalmente la dieta familiare dovrà essere corretta qualitativamente, quantitativamente e di consistenza adeguata.
Le abitudini alimentari (buone e cattive) acquisite nei primi 2 anni di vita tendono a persistere negli anni successivi.
Una corretta alimentazione sin dal 1 anno di vita è un importante fattore di promozione della salute e di prevenzione.
Dal divezzamento in poi l’energia giornaliera deve essere distribuita in: 3 pasti principale e 2 spuntini tra i 6 e i 36 mesi il bimbo necessita di circa 96 kcal per kg di peso corporeo al giorno. Il fabbisogno giornaliero è da suddividere in 5 pasti.

La dieta occidentale

È un regime alimentare presente soprattutto negli Stati Uniti ma che si è già diffusa in molte aree del mondo occidentale tra cui l’Italia; in sintesi si può dire che la dieta occidentale si basa su un elevato consumo di grassi saturi e zuccheri raffinati e un consumo molto ridotto di fibre. I rischi per la salute della dieta occidentali sono sovrappeso, obesità, malattie cardiovascolari, ipertensione, malattie metaboliche come il diabete di tipo 2, malattie infiammatorie intestinali e tumori. Sembrerebbe che il cibo occidentale sia dannoso per il buon funzionamento del sistema immunitario e per il microbiota.

La prima colazione

La prima colazione deve coprire il 15% di apporto calorico giornaliero. Purtroppo, è un momento alimentare troppo spesso trascurato ma è importante sottolineare che un bambino deve consumare un’adeguata prima colazione. È dimostrato che l’assenza di questo pasto, oltre a causare ipoglicemia secondaria al digiuno, si correla positivamente con l’incidenza di obesità.

Gli spuntini

Lo spuntino di metà mattina e la merenda di metà pomeriggio costituiscono circa il 5-10% dell’apporto calorico giornaliero. Lo spuntino e la merenda sono i momenti migliori per consumare frutta fresca. Sono da evitare panini o focacce con insaccati o formaggi, perché ricchi di grassi e perché tolgono l’appetito per il pranzo. Per la merenda del pomeriggio sono indicati: frutta fresca o frullati di frutta, yogurt con frutta fresca e gelati alla frutta.

Pranzo e cena

Il pranzo e la cena costituiscono il 30-40% dell’apporto calorico giornaliero. Nella programmazione dei pasti è necessario tener presente quello che si mangia nel corso della giornata. Pertanto, se il pranzo prevedeva un primo piatto asciutto, è consigliabile proporre di sera un passato di verdura o un piatto in brodo, alternare le verdure crude con quelle cotte ed evitare, a cena, piatti a base di carne o pesce se già consumati nel pasto di mezzogiorno.

Esempio di colazione

Di seguito sono riportate alcune proposte per una giusta prima colazione:
Una tazza di latte con orzo e pane con marmellata o miele;
Un vasetto di yogurt con aggiunta di frutta fresca e pane;
Una tazza di latte o uno yogurt, cereali e frutta fresca;
Frutta di stagione, spremuta di agrumi e pane in presenza di intolleranza al latte.

Esempio di pranzo e cena

Primi piatti:
Tutti i giorni a pranzo e a cena, alternando piatti asciutti con piatti in brodo.
Secondi piatti:
Carni magre (3-4 volte alla settimana);
Pesce (3-4 volte alla settimana);
Legumi (2 volte alla settimana);
Formaggi (2 volte alla settimana);
Uova (2 volte alla settimana).
Verdure:
Cotte o crude, tutti i giorni a pranzo e a cena.
Frutta:
Tutti i giorni, sempre di stagione, possibilmente negli spuntini.
Evitare cibi fuori pasto, troppi spuntini, troppi dolciumi, troppi fast-food moderando il consumo di cibi a elevata densità calorica quali dolciumi, formaggi, frutta secca, bevande zuccherate

Alimentazione in età scolare

L’età scolare e l’adolescenza sono fasi molto delicate e importanti in cui l’organismo rapidamente si trasforma e la velocità di accrescimento staturale può raggiungere, in certi periodi, anche i 10 centimetri l’anno comportando, oltre all’allungamento delle ossa, un aumento di volume della massa muscolare del tessuto adiposo e di tutti gli organi; tutto ciò non potrebbe accadere se, attraverso l’alimentazione, non fosse fornito al corpo il materiale necessario a costruirsi.
L’adolescenza è, dopo il primo anno di vita, l’età in cui è più probabile l’insorgenza di disturbi su base alimentare. L’obesità è dovuta di solito a iperalimentazione associata a una troppo vita sedentaria ed è il disturbo più riscontrato tra gli scolari della scuola dell’obbligo. Fortunatamente molto più rara è la condizione opposta, di rifiuto totale del cibo, che caratterizza l’anoressia mentale, malattia complessa, .  molto difficile da trattare, che si riscontra prevalentemente nelle giovani bambine-ragazze.

Come si agisce con i bambini in età scolare?

Le indicazioni riportate si riferiscono a valori intermedi di fabbisogno energetico per bambini, nei due sessi, per classe di età (Livelli di Assunzione Raccomandata o L.A.R.N.).
 I valori sono puramente indicativi e bisogna tenere conto del peso reale o desiderabile oltre al profilo di attività.

ETÀ (anni)

MASCHI Kcal/giorno

Femmine Kcal/giorno

6

1640

1520

7

1750

1620

8

1870

1720

9

2000

1840

10

2300

2090

11

2440

2210

Alimentazione Veg-Baby

Lo schema del Piatto Veg-Baby riporta i vari gruppi alimentari dei cibi consumati dal bambino nel suo primo anno di vita: la fase di divezzamento comincia solitamente non prima dei 6 mesi e inizialmente il latte materno (o formulato) continuerà a costituirne la parte principale, tanto che gli altri cibi sono definiti “cibi complementari”.

Allergia all’uovo

L’allergia all’uovo è una delle allergie alimentari più diffuse tra i bambini. Anche se in alcuni casi si può mantenere anche in età adulta, questo tipo di allergia la maggior parte delle volte si manifesta durante la prima infanzia, per poi risolversi prima dell’arrivo dell’adolescenza.
Sia il tuorlo sia l’albume contengono le proteine che possono causare l’allergia, ma l’allergia all’albume è più comune. Il sistema immunitario, infatti identifica erroneamente alcune proteine dell’uovo come dannose: quando il nostro organismo entra in contatto con queste sostanze gli anticorpi le “segnalano” al sistema immunitario, che per difesa attiva il rilascio di istamine e di altre sostanze chimiche che causano la sintomatologia allergica.

Le reazioni allergiche all’uovo variano da persona a persona e si possono manifestare con:

  • infiammazioni cutanee o orticaria (è la reazione allergica all’uovo più comune)
    rinite allergica
  • problemi digestivi come crampi, nausea e vomito
  • segni tipici dell’asma (tosse, senso di costrizione toracica, mancanza di respiro)

Non esiste alcun trattamento in grado di curare l’allergia all’uovo: l’unico modo per evitare il manifestarsi dei sintomi è evitare le uova e tutti gli alimenti che le contengono.